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L'Insonne

Liberamente tratto da “Ieri” di Agota Kristof

 

regia Claudio Autelli
drammaturgia Raffaele Rezzonico e Claudio Autelli
spazio scenico Maria Paola Di Francesco
con Alice Conti e Francesco Villano
organizzazione Valentina Falorni, Marisa Villa, Camilla Galloni
comunicazione Cristina Pileggi

PRODUZIONE LAB121 e CRT - MILANO

 

Alcuni ricordi sono stampati per sempre nella nostra memoria.

Altri rimangono sepolti per anni in posti impensabili del cervello per poi riaffiorare all'improvviso, per chissà quale associazione, cristallini come non ce ne fossimo mai liberati. Altre volte ancora, invece, rimane soltanto una sensazione, un colore, un gusto o un immagine sgranata.

In questi casi la nostra immaginazione comincia a colmare i vuoti della memoria, attraversa la soglia del passato, entra dentro un'immagine del passato, la contempla, la particolareggia, capita che si perda in questo gioco di riviviscenza, o meglio, che si abbandoni a rivivere certi istanti.

Involontariamente si costruisce un altro tempo, una pausa nel normale fluire dal passato al presente. Come in un autunnale pomeriggio d'infanzia chiusi nel salotto di casa a guardar fuori dalla finestra, impalpabilmente ci si concede una seconda possibilità.

Agota Kristof ha lasciato il suo paese d'origine durante la rivoluzione Ungherese contro il regime sovietico. Fuggita con il marito e la figlia in fasce in Svizzera, ha lavorato per anni in una fabbrica di orologi. Qui ha imparato il francese e cominciato a scrivere i suoi romanzi nella nuova lingua. Ha sempre definito la sua scrittura una menzogna, un tentativo fallito di scrivere la propria storia, troppo insopportabile da raccontare.

La storia di Sandor è il suo ultimo romanzo.

Il lavoro de “L'insonne” si sofferma su la figura di un uomo bloccata su un confine. Sospeso tra passato e presente, Sandor cerca di definire la propria realtà. Ne indaga i piccoli rituali quotidiani, i gesti che ritornano, i ricordi di persone incontrate.

Cerca negli angoli della stanza della propria memoria la chiave d'accesso per la porta di un futuro che non riesce a immaginare. Mentre quello che lo minaccia è un tempo presente in terra straniera, un posto simile a un deserto da attraversare, nel quale il pensiero fisso è la domanda se sia giusto andare avanti o fermarsi, e tornare indietro.

 

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